Una giornata a Nizza.
Una giornata a Nizza.
Quel giorno, Snaporaz si era alzato presto, aveva preso la macchina, poi l'autostrada, per andare a vedere l'amico Catulle a Nizza.
Dopo aver lasciato il suo piccolo villaggio e ritrovato la statale che in Francia è chiamata la “Nationale 7”, aveva visto i mimosa sulle declivi dell'Esterel, mentre ascoltava le canzone di Jean Ferrat, le cui gli facevano sempre piangere, perché aveva l'impressione di ascoltare le più belle canzone con testi in francese. Per fare tacere l'emozione che lo sommergeva, cambiava per ascoltare canzonette italiane, ma era la stessa cosa, era sempre commosso da alcune mentre le altri... Bah, anche le altri lo commuovevano. Allora guardava le colle dietro Cagnes/Mer e si ricordava che c'era li un museo che non aveva ancora visitato, dedicato al pittore Bonnard.
Non gli piaceva tutto di questo pittore, ma ricordava un dipinto che aveva ammirato a lungo alla Fondazione Maeght l'estate precedente, dipinto nel 1917 e precisamente intitolato "L'été". Irradiando della luce del Sud della Francia, questo dipinto mostrava un' Arcadia dell'inizio del Novecento, ricostruita a partire da impressioni visive del pittore. C’erano masse giustapposte di colori vibranti creando un paesaggio senza profondità, e la scena realistica in primo piano era in contrasto con la visione idilliaca delle ninfe radiose del centro. Due temporalità, passato e presente, coesistevano, e una radiosa tranquillità emanava da questo dipinto, sebbene fosse stato creato durante la Prima Guerra Mondiale.
Tutto ciò che Snaporaz avrebbe voluto vedere nella realtà, che, purtroppo, era ben diversa.
Arrivato a Nizza, aveva attraversato il ponte sul Var con, in fondo, nella lontanenza, le montagne le cui cime erano innevate, per trovare finalmente la “Promenade des Anglais” e l'autostrada Mathis che permetteva di attraversare rapidamente la città da ovest a est, e per trovare la sua cara collina di Cimiez dove si trovavano due oasi di tranquillità, il museo del messaggio biblico dedicato a Chagall e l'Hotel de la Paix.
Ma per iniziare quella giornata non andava così lontano ; stava facendo visita a Catulle, che viveva a ovest della città, vicino al fiume Var e al cimitero di Caucade, nella zona più nuova. Era riuscito a trovare l'uscita "Les Bosquets" sulla via rapida Pierre Mathis, vicino alla spiaggia di Carros, per raggiungere una residenza privata, al lusso sbiadito, in Boulevard Napoléon III, dove viveva il suo amico.
Mentre questo, avvisato, si preparava, Snaporaz l’aspettava davanti la residenza, ispezionando gli edifici circostanti, ammirando la Baia degli Angeli e un aereo in attesa di atterrare sulla pista vicino aeroporto; il suo sguardo era stato attratto dai fiori e dalle erbe aromatiche tipiche della Provenza, cresciuti con cura, che decoravano l'aiuola, come il rosmarino, il timo e l’olmaria...
— "Che fortuna !" pensò. "Può cucinare, preparare i suoi pasti e raccogliere le erbe aromatiche di cui ha bisogno proprio fuori davanti al palazzo, se necessario."
L'aveva poi ritrovato prima di partire verso il cimitero, dove dovevano fiorire la tomba del padre; prima sorpresa, non era il cimitero di Caucade, vicino al palazzo, ma la necropoli di Nizza, dietro l'immensa zona comerciale di Lingostière, sulla strada di Grenoble; la zona commerciale era brutta ma dell'altra parte del fiume Var, c'erano i piccoli villaggi arroccati sulle montagne, dal fascino d'altri tempi, visti nella lontenenza.
Mentre Catulle, parlava di calcio e di un amico iraniano, un avvocato internazionale, da cui non c'era niente di interessante da dire, che ricordava soltanto la situazione geopolitica in Medio Oriente, con le tensioni tra Israele, sostenuto dagli Stati Uniti, e il regime dei mullah, Snaporaz era indignato, come al solito, dalla bruttezza del nuovo stadio. Così, per calmarsi e trovare un po' di conforto, pensava che si poteva indovinare, in lontananza, stazioni sciistiche come Isola 2000 o Les Menuires, da cui aveva molto sentito parlare quando era giovane, questo che non poteva che riaccendere il suo rimpianto per non aver potuto crescere, e vivere, a Nizza. Brutta anche la necropoli di Nizza, che non aveva niente da vedere con il cimitero del castello, e nemmeno con il cimitero di Caucade : la necropoli era per i poveri, e i due cimiteri per i ricchi.
Ma che pace, lontano dal rumore della città, e delle sue famose insalate politiche !
Alla radio, c'era Ma Patrie di Smetana, con armonie grondanti di malinconia; un giovane artista presentava il suo opera, intitolato L'angelo esterminatore : e perché no ? Snaporaz pensava che c'erano tanta gente da esterminare per essere pienamente felice, e si sarebbe abbastanza bene veduto nel ruolo protagonista.
Catulle parlava dei suoi problemi, niente di grave, niente che la musica non poteva fare dimenticare.
Erano poi tornati verso il centro, direzione il piccolo ristorante che Snaporaz voleva fare scoprire al suo amico. Nella macchina, mentre il sole invernale illuminava il fiume e il mare, parlavano di Garibaldi, il grande eroe di Nizza, e dal modo in cui si era fatto tradire dal popolo nizzardo, che aveva votato, circa centosessanta anni prima, per l'integrazione alla Francia.
"Integrazione" o "annessione" ? L'ideologia è nel vocabolario. Non si puo provare che ci sia stato un' "annessione" poiché c'è stato un referendum "democratico", ed è cosi che questi furbi di potenti fanno quello che vogliono, con l'alibi della democrazia.
Garibaldi si era fatto fregare, come il re Vittorio-Emmanuele II, che aveva perso la Savoia, reclamata da Napoleone III come prezzo del suo aiuto per l'unificazione dell'Italia contre gli Austriaci. E se Garibaldi si era fatto fregare, come i due amici non potevano non lasciarsi ingannare ?
Ma da chi ? Da che cosa ?
Dalla società dello spettacolo e del consumismo dilagante, che faceva credere alla gente comune e anonima, i soliti ignoti, che la loro felicità dipendesse dall'acquisto e dal possesso di beni materiali.
Ciononostante, c'era il fiume Var, nella sua bellissima valle, che fungeva di confine prima dell'annessione : come doveva esser stato bello ! Come era sempre bello !
C'era tanta bellezza in questa Baia degli Angeli, frequentata negli primi anni del Novecento dagli fortunati aristocrati russi e inglesi.
Mentre Catulle guardava i suoi messaggi sul telefonino, Snaporaz aveva preso la via rapida Mathis, che dominava la città, e era uscito sul colle di Cimiez. Dato che erano in anticipo per il ristorante, prima di andare a parcheggiare vicino il museo Chagall, aveva deciso di fare una passeggiata verso la cima della collina, interpretendo il ruolo del "cicerone" per il suo amico : lì le rovine archeologiche del sito gallo-romano, lì il museo Matisse - chiuso per lavori -, lì l'ostello Regina Palace dove avevano risieduto, come lo ricordava una statua che si trovava davanti, la regina Vittoria alla fine dell'Ottocento, e il pittore Matisse negli suoi ultimi anni del mezzo del Novecento. Aveva anche fatto un pellegrinaggio verso Rimiez e la clinica dove era nato.
Poi erano tornati per parcheggiare la macchina preso il museo Chagall, e Snaporaz continuava le sue spiegazioni :
— Se Nizza fosse rimasta italiana, io sarei stato italiano e non francese; e se la mia madre fosse rimasta a Nizza invece di andare a Parigi per cercare e trovare un lavoro, io avrei avuto una bella infanzia e una bella gioventù nizzarda. E forse avrei anche potuto vivere a Nizza tutta la mia vita, facendo i miei studi al liceo Massena, andando al mare quando avrei voluto, compiendo pellegrinaggi nei luoghi dove avevano vissuto i miei artisti preferiti, la torre Bellanda dove Berlioz aveva composto un Re Lear, il piccolo villaggio, Eze, dove amava passeggiare Nietzsche prima di andare a Torino, alla fine dell'Ottocento, come l'albergo, allo stesso periodo, dove aveva risieduto Cechov, nella pensione russa della via Gounod, dove aveva finito la redazione della sua opera teatrale, capolavoro della letteratura mondiale, Le tre sorelle, nel 1900, mentre mia madre avrebbe lavorato a Sophia Antipolis, nella "Silicon Valley" francese della Riviera, dopo aver conseguito, tre quarti di secolo dopo, la laurea in ingegneria informatica, e mio padre sarebbe rimasto alla direzione del ministero delle Attrezzature, oppure avrebbe trovato un lavoro nella banca, la cui camera blindata delle cassaforte, pochi anni dopo, stava per servire di sfondo alle gesta di Albert Spaggiari...
Fu il turno di Catullo di ascoltare distrattamente; Snaporaz spesso fantasticava ad alta voce e il suo amico stava cominciando ad abituarsi. Ma non poté fare a meno di intervenire :
— "Non conosco bene tua madre, è vero, ma non riesco a immaginare tuo padre lavorare in una banca che si sarebbe lasciata rapinare come quella di Meso Verde nel film C'era una volta la Rivoluzione (Giù la testa / Duck you, sucker !) di Sergio Leone; o avrebbe scritto un rapporto feroce sulle falle di sicurezza che avrebbe portato a misure più severe per proteggere il patrimonio dei clienti, oppure sarebbe stato lui stesso a perforare il tunnel che portava alla sala delle cassaforte, e sarebbe partito per l'Italia con il jackpot così accumulato. Tuo padre non fa le cose a metà, alla differenza di tu che, mi dispiace dirtelo in faccia, guardi un po' troppo di film."
Snaporaz, non convinto, non reagì e continuò il suo racconto :
— “... E sarei diventato un scrittore regionalista specializzato nel patrimonio architettonico della Contea di Nizza, le chiese e le cattedrali come la cattedrale di Santa Reparate o la cattedrale San Nicola di Nizza, senon i capolavori della strada del barocco celto-ligure nella valle della Roya, nell’entroterra di Nizza...
Sarei andato a fare la sosta post-prandiale con la socca, la pissaladière e il Pan Bagnat, tra mezzogiorno e le due sulla collina del castello, dove ci sono ricordi del film Sans mobile apparent di Philippe Labro con Jean-Louis Trintignant, e la vista sulla Baia degli Angeli; anche sul porto, dove partono le navi da crociera che collegano la Corsica - il che mi ricorda quando ci andavamo da bambino -, la vista è mozzafiato.”
Scendevano a piedi il viale Cimiez, poi il viale Carabacel, parlavano della pulizia delle città, e di questa classifica che vede Roma, Palermo e Marsiglia ai tre primi posti delle città più sporche d'Europa.
Snaporaz conosceva qualcuno che aveva dormito sulla spiaggia di Palermo; un'altro che fu invitato da una principessa nel palazzo dove furono riprese alcune scene del film Il Gattopardo, nel 1962, e non gli invidiava, perché lui aveva dormito al Grand Hotel et des Palmes di Palermo, e aveva visitato la Kelsa, e il palazzo dei Normanni, e sapeva che l'architettura del capoluogo siciliano era il prodotto di una cultura cosmopolita, crocevia di diverse civiltà, dagli arabi ai francesi, passando per gli spagnoli... e si ricordava dei Vespri Siciliani...
Eravano arrivati in anticipo per il ristorante, non era ancore le une, allora erano andati a fare un giro sul corso Saleya e sulla piazza del palazzo di Giustizia, poi alla cantina Capridoglio, dove si vendeva il vino di Bellet, e anche grandi Bordeaux, come il Margaux, e grandi vini di Burgogna come la Vosne-Romanée.
Poi erano andati al ristorante chiamato la Merenda, Snaporaz e Catulle avevano preso la specialità, la "pasta verde", la pesta al pesto di basilico, e Snaporaz non poteva impedirsi di prenderne due volte, mentre c'erano tante buone altre cose, ad esempio la tripa alla nizzarda; e avevano parlato di calcio, di questi giocatori che erano rimasti fedeli a una società sportiva, il Totti alla Roma, i fratelli Baresi, l'uno al Milan AC, la terza squadra di Milano, l'altro all'Inter. Anche loro erano rimasti fedeli ai loro colori, e il loro merito era tanto più grande ché lo avevano fatto nonostante sconfitte e umiliazioni, non avevano ottenuto nulla di concreto, lo avevano fatto per la bellezza del gesto, a differenza di coloro che potevano agire solo in vista di un guadagno materiale, e al contrario di quelli che pensavano soltanto agli soldi.
Ecco perché possiamo dire che la bellezza non ha prezzo, anche se non è quantificabile : non è nemmeno gratuita, perché ci aiuta a vivere, soprattutto quando non crediamo più in nulla; il suo valore è quindi incommensurabile.
Il padre di Snaporaz frequentava quel ristorante fin dagli anni '70, quando stava iniziando la sua carriera professionale, mentre Spaggiari entrava nella sala delle cassaforte e nella leggenda, senza armi né violenza, semplicemente per il piacere di fare il verso ai politici e alla borghesia, semplicemente per il piacere di essere una sorta di eroe romantico dei nostri giorni, qualcosa per cui Snaporaz non poteva fare a meno di ammirarlo.
Dopo il pranzo, pensando che un po' di cultura non poteva far loro del male, e dopo che qualche intelletuale di villaggio che si spacciava per un amico lo aveva definito antisemita solo per provocarlo, Snaporaz suggerì a Catulle di andare a visitare il museo del Messaggio Biblico dedicato al pittore Marc Chagall. Dopo aver attraversato la passeggiata du Paillon, che ricopre il fiume costiero, risalirono il viale Jean Médecin, proprio come facevano i tifosi, proseguendo, loro, verso lo stadio attraverso le "avenues" Malausséna e Borriglione.
All'ingresso del museo, Snaporaz si rese conto di avere ancora il coltellino svizzero in tasca, anche se non ne aveva bisogno e, ovviamente, gli avrebbe impedito di superare i controlli di sicurezza; così lo lasciò alla reception. Avrebbe potuto lasciarlo in macchina per evitare malintesi, ma era un effetto della sua atavica goffaggine, non ne faceva altre, e giurò a se stesso, ma un po' troppo tardi, che non l'avrebbe mai più fatto.
La mostra si apriva con le nuove acquisizioni del museo, quatro quadri dipinti da Marc Chagall :
- Le cavalier mexicain en rouge et son cheval violet, 1943;
- La Descente de croix sur fond bleu, circa 1950;
- Le Violoneux, 1957;
- il modello per il mosaico destinato al museo di Nizza, intitolato Il carro di Elia, 1970;
Il resto del museo era dedicato alle collezioni permanenti, con opere che abbracciavano l'intera vita e la carriera artistica di Marc Chagall. Un'intera sala era dedicata ai cinque dipinti che illustravano il Cantico dei Cantici, cinque dipinti che avevano richiesto più di un decennio di lavoro all'artista, dal 1957 al 1968.
Seguirono :
- La Creazione dell'Uomo, 1956-1958;
- La Rosa Blù, 1964;
- Mosè riceve le Tavole della Legge, 1960-1966;
- L'Arca di Noè, 1961-1966;
- Il Paradiso, 1961;
- Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso, 1961;
- Giacobbe lotta con l'angelo, 1960-1966;
- Mosè percuote la roccia, 1960-1966;
- Mosè davanti al roveto ardente, 1960-1966;
- Abramo e i tre angeli, 1960-1966;
- Il sacrificio di Isacco, 1960-1966;
e anche :
- Re Davide, 1951;
- Il passaggio del Mar Rosso, 1955;
- Mosè, 1960;
- Il cavallo rosso, 1967;
- La torre di Davide, 1968-1971;
- La deposizione dalla croce, 1968-1976;
- Burlesque al circo, 1985;
La vita di Marc Chagall, come riassunta all'ingresso della mostra, è stata ricca e diversa ("Molto più della mia", pensava Snaporaz, "ma di chi era la colpa ? Certo che miei genitori e loro amici non mi hanno aiutato; ma hanno avuto, loro stessi, una vita noiosa e senza brio, senza « panache », ed erano contenti cosi - piccoli borghesi, proletari imborghesiti... avrei potuto far un po’ meglio, però")
Nell'auditorium, graziosamente decorato da vetrate, e sopratutto di quello chiamato La Rose bleue, uno dei più belli e dei più raffinati, pensava :
"Sono sempre la preda del syndrome di Stendhal quando visito un museo, qui, a Nizza, davanti le vetrate dell'auditorium del museo Chagall, ma anche negli altri."
E aggiungeva, con una punta di rammàrico :
« Io non ho potuto visitare il museo degli Uffizi, anche se sono stato felice a Firenze; mi ricordo di aver visitato i principali musei di Roma, salve i musei del Vaticano, con le stanze di Raffaello; preferivo dormire : che stronzo ! bah, almeno ho evitato la folla e le code, e forse ho avuto il migliore : i pranzi e le cene nelle trattorie e le osterie - non l'ultima cena del Cristo, ovviamente, ma anche per vedere quella di Leonardo a Santa Maria delle Grazie, a Milano, bisogna prenotare su internet; che schiffo ! Ma davvero ! c'è una vita, fuori di internet ? - ho potuto vedere i films su di Roma e i films della grande perioda, quando il cinema italiano era sul tetto del mondo; anche quelli su Firenze, come Amici miei, e questa storia di cinque cinquantenni che fanno le "zingarate" quando le loro vite sembrano vuote, noiose e troppo conformiste, previdibile.
Ho anche visitato il Louvre numerose volte, e i principali musei parigini; a San Pietroburgo ("Piter" come dicono i Russi), ho visitato l'Hermittage, ma non il museo russo; a Mosca, ho fatto meglio, non ho preso scorciatoie, non ho fatto "impasses" : ho visitato coscienziosamente i principali musei della città, la Galleria Tret'jakov, dedicata alla pintura fino all'Ottocento e la galleria Tre'jakov Krimsky Val, dedicata all'avanguardia russa del Novecento, ma anche il museo dedicato all'arte europea e americana, che i russi chiamano Museo Pushkin; ma se ho fatto le "impasses" nelle altre città senza rimorsi né rimpianti, non era soltanto perché mi ricordavo delle visite da bambino quando ero annoiato come non si puo immaginare, ma anche perché la vita non è un museo; a Londra, la stessa cosa : non ho visitato la Tate Modern, ne la National Gallery, mi sembrava che la vita non era negli musei; la vita non è un fiume tranquillo, ma volevo credere che era fuori, nelle strade, sulle piazze, e invece no; la vita, la vera vita, a Londra, era già passata : salve il Londra dei "Swingin' sixties", come si puo vedere in alcuni films, la vita in Gran Bretagna è noiosa come una domenica inglese, o come una partita di cricket; no, ma come è possibile interessarsi a un sport come il cricket ? Bisogna essere inglese o indiano, cioè un po' disturbato; già che il calcio mi da fastidio "al di sopra di ogni misura", per parlare come un titolo di film che mi è piaciuto tantissimo; ma sarebbe possibile che la vita sià cosi privata di ogni interesso da far appassionare qualcuno al cricket ? E se il mio sindromo di Stendhal, l'avevo vissuto, non in un museo ma davanti tutti i films, sopratutto i films italiani, ma non solo (non dimenticare i grandi capolavori dei grandi registi non italiani del Novecento) ? Cioè, in una cinemateca ? La mia cinemateca personale, come un museo imagginario ? Non va bene : nel mio Pantheon personale, non ci sono soltanto films, ci sono anche libri, dipinti e musiche, e non solo musiche di films... »
Uscendo, aveva visto un ulivo nel giardino del museo che gli sembrava molto vecchio, sicuramente anteriore al Grande Gelo del 1956. Naturalmente, nessuno all'interno del museo poteva dirgli nulla al riguardo; erano tutti burocrati ottusi, pensando solo a seguire le istruzioni lasciate dai loro superiori, quando non erano impegnati a pianificare il loro prossimo sciopero del cervello. Era un albero bellissimo, grande e molto vecchio, con un tronco nodoso e contorto.
L’aveva preso in foto, come i dipinti all'interno del museo, perché lo trovava bellissimo. Non era troppo tardi nel pomeriggio, così suggerì all'amico di andare a vedere la Cattedrale russa di San Nicola a Nizza, che era stata oggetto di controversie, poiché la Russia di Putin era riuscita a mantenerne il controllo. Risalirono in macchina per attraversare quelle zone di Nizza di cui sapeva così poco, e in via Flaminius Raiberti vide la Gare du Sud (Stazione Sud), che era stata ricostruita e la cui facciata era stata restaurata, senza dubbio come monumento storico. Mentre a un certo punto si era parlato di farne il punto di partenza del "Train des Pignes" (Treno delle Pigne) che avrebbe dovuto collegare Nizza a Digne, era diventata un cinema, un multisala destinato a proiettare film commerciali poco interessanti.
Dopo il viale Gambetta, passarono sotto il liceo del Parco Imperiale, poi lungo il viale Paul Arène, vicino al Nice Lawn Tennis Club, e Catulle, che era molto esperto di tutto ciò che riguardava lo sport, gli ricordò che negli anni '80 Noah e Leconte si erano allenati lì. Snaporaz ricordava quegli atleti come una coppia di piagnoni professionisti, ma uno di loro era un uomo di colore che aveva portato un titolo alla Francia, molto prima di Zidane, quindi era oggetto della benevolenza della borghesia e delle élite dominanti di questo paese, mentre era idolatrato dal proletariato.
Avevano finalmente trovato la Cattedrale di San Nicola a Nizza, e Snaporaz aveva parcheggiato l'auto. Erano andati a visitare la cattedrale, alcune parti delle quali erano a pagamento – non esiste il piccolo guadagno, e la Russia di Putin non era meno meschina della Francia di Micron – avevano potuto vedere le icone, che erano bellissime anche se non erano di Andrej Rublev o di Teofane il Greco, e in giardino aveva visto due coniglietti che scorrazzavano allegramente. Erano molto carini, motivo per cui Snaporaz li avrebbe volentieri mangiati in umido, ma li aveva lasciati stare perché sapeva che era la lepre ad essere ottima in "civet". Fortunati piccoli conigli che non conoscevano la loro fortuna.
Risalirono in macchina per andare alla casa di Catulle; lui doveva prendere il volo di ritorno per Parigi a fine giornata.
Lì parlarono di calcio, del Cagliari del 1970 e di Gigi Riva, campione d'Italia, che aveva eliminato facilmente il Saint-Étienne la stagione successiva in coppa dei campioni (era l'epoca in cui le squadre italiane battevano facilmente quelle francesi; le cose erano certamente cambiate da allora). Parlarono di Andreas Brehme, un pilastro della loro amata Inter, anche se non era un artista, più un maratoneta e un cane da guardia. In fondo, Snaporaz preferiva gli artisti olandesi ai cavalli da tiro tedeschi, Johan Cruijff a Berti Vogts, Frank Rijkaard, Marco van Basten e Ruud Gullit a Matthäus, Klinsmann e Rudi Völler; trovava un peccato che fosse stato il Milan di Berlusconi ad assicurarsi i servizi di questi artisti olandesi...
Ma c'era una cosa più grave : in occasione della morte di Brehme, aveva trovato su internet una cattiva battuta, un "fake news", annuniciando la morte di Zanetti, un ex-calciatore diventato uno dirigente dell'Inter. Catulle era molto filosofo su questo punto che pareva a Snaporaz un ennesimo esempio della pericolosità di internet in generale, e di youtube in particolare, che soltanto la credulità poteva fare prende come un media attendibile - questa credulità denunciata da Vladimir Jankelevitch, e dalla quale Snaporaz non era esente : Jankelevitch fu une grande e buono maestro, peccato che Snaporaz non gli era stato fedele, mentre Catulle si occupava di chiudere l'acqua e di spegnere i termosifoni.
Catulle aveva mandato a Snaporaz la foto di Nicola Berti, chiedando se lo riconesceva, e Snaporaz l'aveva riconosciuto con difficoltà; si ricordava la partita Bayern - Inter del 1989, nella sua gioventù, aveva guardato la partita in tivu, molto tardi nella notte, aveva circa 15 anni e questa cavalcata "fantastica" e solitaria di Nicola Berti per andare a segnare il secondo gol nello stadio innevicato di Monaco, era stata per lui qualcosa di grandioso : era tutto che avrebbe voluto essere e che non aveva potuto essere, per colpa della sua debolezza di carattere, e anche fisica, un grande numero 8 portando alto e con orgoglio i colori dell'Inter o del Nizza, aiutandoli a vincere trofei - e questo sarebbe stato la sua parte di gloria.
Nicola Berti aveva fatto la sua carriera, indossando anche la maglia della Nazionale italiana fino alla finale della coppa del mondo 1994, perduta ai rigori contro degli brasiliani mediocri.
Era diventato un qualunquista ordinario, provando di godersi la vita, fortuna fatta, fumando e sorridendo come un babbio - bisogna notare che tutti i calciattori non riescono a gestire al meglio la propria ricchezza : alcuni si indebitano e vanno in televisione a lamentarsi con la "benevolenza" di giornalisti deboli; altri sprofondano nell'alcol e diventano alcolisti tristi protetti dai loro agenti, un triste esempio della miseria della condizione umana.
Poi, perché avevano tempo, Snaporaz e Catulle andarono a passeggiare sul mare, dopo aver riuscito a parcheggiare la macchina.
Marciavano e parlavano. Per scherzare, Snaporaz suggeri a Catulle di prendersi un congedio per malattia, nello scopo di restare a Nizza. Ma Catulle non voleva : parlavo molto di corraggio ma non aveva quello di lasciare il lavoro dal quale si lamentava molto; preferiva fare il soldato spaccone e vanaglorioso, ma codardo di fronte alla minaccia di perdere il posto : era un burlone conformista.
Snaporaz aveva un colpevole indulgenza per il suo amico, allora tornarono indietro e andarono all'aeroporto di Nizza. Il "dépose-minute" era limitato a 5 minuti, quindi aveva appena il tempo di lasciar il suo amico e di salutarlo, consigliandogli di portare la sua compagna all'opera. Dopo l'aver lasciato e esser uscito dall'aeroporto, ebbe il suo consueto momento di malinconia con le lacrime agli occhi. Ma perché ?
Perché si ricordava di esser passato in questo aeroporto di Nizza da solo, con la sua piccola sorella quando era giovane e che i suoi genitori avevano fiducia in lui. Perché solo ? Perché suoi genitori lavoravano e che lui ebbe il dovere di portare la sua piccola sorella in vacanze alla casa degli nonni.
Più tardi, parlando con la Mamma, lei spiego che la compagnia aerea Air France aveva perso la valigia, e che l'amico belga che accompagno il nonno per aspettarli all'aeroporto aveva fatto un scandalo, quindi la compagnia aveva consegnato la valigia di notte in taxi.
Prima della partenza, anche la sua madre aveva fatto un scandalo per un altro problema, e allora la compagnia aveva regalato un ristorante, e la madre aveva scelto un grande ristorante, il che significava che era costato di soldi alla compagnia aerea. Altri tempi. Oggi le compagnie aeree facevano pagare molto per il bagaglio registrato, in una corsa per la riduzione dei costi, la cui prima vittima era l'utente o il cliente.
I "COST KILLERS" DEL CAPITALISMO SONO ALTRETTANTO TOSSICI E DANNOSI PER LA COESIONE SOCIALE E LA COMMUNITÀ QUANTO I DIPENDENTI DI UN' AMMINISTRAZIONE GONFIO, PAGATI PER NON FARE NULLA, A SPUTARE IN ARIA DICENDO CHE STA PIOVENDO O A METTERSI I DITI NEL NASO PER PULIRLO, PRENDENDOSI UN CONGEDO PER MALATTIA QUANDO NE HANNO VOGLIA.
Poi Snaporaz ando all'albergo della Pace sul colle di Cimiez e fu accogliato calorosamente : normale, visto il prezzo pagato. Chiese se poteva trovare un canale musicale sulla tivu e gli fu risposto che non c'erano problemi. Ma quando ebbe acceso la tivu, si rese conto che si, c'era un problema : c'erano 4000 canali, tante cazzate ma nessun canale musicale. Un altro grande momento di solitudine di fronte alla complessità della tecnologia.
Dopo aver preso una doccia, decise di uscire per cercare un ristorante nel centro storico. Non ne trovò al suo gusto, allora tornò in albergo, tra la gente e le famiglie che stavano uscendo dalle attrazioni del carnevale. Snaporaz voleva arrivare prima della chiusura del bar dell'albergo, aveva appena dato un'occhiata alla testa quadrata di Sosno e al cantiere di demolizione dell'Acropolis per il prolugamento della passeggiata del Paillon.
Intraprese la scalata del colle di Cimiez, tante volte l'aveva fatto, una volta pensendo a Bernard-Marie Koltes e alle sue opere teatrale che avevano incantato la sua giovinezza, perché era molto arrabbiato contro il spirito piccolo borghese e provinciale, autore di :
- La nuit juste avant les forêts (1977)
- Combat de nègres et de chiens (1979)
- Quai Ouest (1985)
- Dans la solitude des champs de coton (1985)
- Le retour au désert (1988).
"Attraverso la maggior parte delle sue opere drammatiche, i rapporti umani sono talvolta considerati da una prospettiva etnologica - gli esseri umani si incontrano come cani e gatti, su problemi territoriali - o addirittura economici - il contratto come metafora dei rapporti tra individui e forza motrice di un incontro."
Snaporaz era particolarmente grato a B.-M. Koltès di aver descritto, come J. M. G. Le Clézio nel suo Procès-Verbal di 1963, la complessità delle relazioni umane, sostenendo la fuga lontano dalle città.
Arrivò poi all'albergo. Il bar non era chiuso, il barman stava per chiuderlo mentre preparava le tavole per la prima collazione del indomani. Chiese a Snaporaz se voleva qualcosa, e gli propose degli toasts con un bicchiere di vino. Accettò e andò a insediarsi fuori, sulla terrazza, sotto un bel pino marittimo. Snaporaz tirai fuori la "mousse di fegato d'anatra" che gli aveva dato il suo amico, e si preparo dei panini con i toasts di pane tostato che gli aveva portato il cameriere. Con una cigarette e il bicchiere di vino, visse un momento divino, un piccolo momento epicuriano. Era bene, era felice : che cosa chiedere di più ?
Non c'è bisogno di molto per essere felice : un po' di lusso, di calma e di voluttà.
Poi andò a dormire.
L'indomani, quando scese per la prima collazione, scopri un buffè ben fornito, un modello ridotto di quello che aveva scoperto all' Hotel Metropol' di Moscova.
Il receptionista gli diede qualche consigli e Snaporaz provò un po' di tutto. Aveva, come di solito, una fame di lupo. C'erano due turisti tedeschi, due ragazzine e un manager intermedio con il suo computer nella sala di pranzo; usci a fumare una sigaretta sulla terrazza, per scoprire la piscina dell'albergo, tutta piccola; c'erano operai che lavoravano sul palazzo dall'altra parte della strada. Era un di questi piccoli mattini calmi, con suoni familiari, lontani degli rumori estremamente fastidiosi dei cantieri nei centri urbani, sia a Parigi che a Nizza.
Decise di andare a passeggiare sulla collina del castello, uno dei giardini pubblici più belli di Nizza, con il monastero francescano sulla collina di Cimiez accanto al museo Matisse : a Snaporaz erano sempre piaciuti i punti di vista in altezza sulla città. Erano punti di vista che si meritano : bisogna salire sulla collina, richiede fatica ma la vista ne vale le pena. Snaporaz si ricordava, ad esempio, come aveva sofferto per arrampicarsi e andare a vedere la mostra Hockney al museo Matisse nel settembre 2022; quando visitava Nizza da solo, preferiva andare in macchina : il punto di vista dal convento francescano sulla valle di Bon rencontre e la strada di Torino è superbo, cosi come la vista dal collo di Braus sulle montagne circostanti, poco prima dell'alba, e che si alza il sole.
Si ricordava anche il punto di vista dalla montagna sopra il colle di Tende sulla valle di Cuneo e Borgo San Dalmazzo; dalla torre Garisenda su Bologna, ecc.
La collina del castello era un luogo tranquillo, dove la gente veniva a rilassarsi con le proprie famiglie; da un lato c'era Port Lympia; dall'altro, la vista si estendeva su tutta la Baia degli Angeli, fino all'aeroporto. Poi scese, vide la Torre Bellanda, dove abitava Berlioz, passò sotto le Ponchettes, raggiunse Cours Saleya, dove si può gustare la socca, passò davanti al Palazzo di Giustizia, vicino alla via dove si trova la targa commemorativa di Niccolò Paganini e dove, credo, si trovi l'appartamento in cui Bonaparte visse prima della sua partenza per la campagna d'Italia nel 1797.
Poi attraversò la Promenade du Paillon e raggiunse l’avenue Jean Médecin per tornare in hotel a recuperare la valigia. Prima di andar a passeggiare, aveva fatto la sua valigia e l'aveva lasciata al receptionista dell'albergo.
Il receptionista era in uno stato d'anima loquace e voleva quindi parlare : dice a Snaporaz che i suoi antenati erano di Alicante e che aveva fatto i studi di teologia. Gli parlo di Maïmonide, l'autore del Guide des Egarés e di Saint Thomas d'Aquin, l'autore della Somma contro i Gentils. Voleva dire che il Medioevo non era un epoca di oscurantismo, e che gli studiosi, sia arabi che cristiani, commentarono la filosofia di Aristotele.
Snaporaz rispose che non c'era solo Aristotele, e senza parlare di Keplero, Copernico e Galileo, che sfidarono la fisica di Aristotele, c’erano anche Platone, fervente ammiratore di Socrate, e il neoplatonismo, ad esempio Plotino lettore di Platone.
L'addetto alla ricezione fu d'accordo. Si definì "platonico", il che fece ridacchiare Snaporaz tra sé e sé, sebbene lo nascondesse accuratamente per cortesia. L'altro aggiunse : "Noi persone colte viviamo in un'epoca di diffusa stupidità". Questa affermazione pretenziosa, pronunciata con enfasi e senza ironia, costrinse Snaporaz a chiedersi chi fosse colto e chi no in quest' "epoca di diffusa stupidità". Non poté fare a meno di provare un forte scetticismo, sia nei confronti dei suoi contemporanei che di se stesso.
Si salutarono e, uscendo dall'hotel, Snaporaz sospirò, un sospiro che poteva essere di sollievo, di noia o di esasperazione. Era stanco e non voleva andare in Italia solo per comprare le sigarette, perché il Bel Paese aveva tanto da offrire, tanto di più che queste maldette sigarette : le sue città d'arte, i suoi paesaggi come le spiagge della Toscana o dell'Emilia-Romagna, intorno a Rimini, dove i Vitelloni di Fellini passeggiavano nei mesi più freddi, una stagione più adatta a vari sport d'inverno nelle località di Cortina d'Ampezzo o Sestriere, per non parlare delle passeggiate in regioni che non aveva ancora esplorato, intorno a Udine e al Friuli, o persino a Trieste, la città cosmopolita per eccellenza, dove vissero Italo Svevo e James Joyce, due scrittori che ammirava più di ogni altro. Decise così di tornare a casa, approfittando del pomeriggio in cui il traffico era scarso, sia in città che in autostrada. Arrivò a casa a tarda notte e fu contento di trovare la casa ad aspettarlo, con la legna nella stufa e i mobili familiari, seppur antiquati.
Il giorno dopo, incontrò di nuovo "l'uomo che piantava gli alberi", certamente meno completo e meno memorabile del personaggio di Jean Giono, sebbene a suo modo era piuttosto divertente: piantava alberi, ma quando eseguiva un incendio controllato, poteva appiccare il fuoco a un palo elettrico senza che nessuno – né in prefettura, né in municipio, né in paese, né all'EDF (la compagnia elettrica francese) – gli disse qualcosa. Strano. I proprietari terrieri, questa gente feroce e benestante, leggermente analfabeti su i bordi e totalmente senza istruzione nel mezzo, godevano forse di una qualche insospettata immunità "diplomatica" ?
Incontrò di nuovo anche Gogueligo, che stava tagliando la legna con una mazza e una motosega, e che lo interrogò sui libri ; La letteratura, con Camus (Albert, non Renaud, il teorico della Grande Sostituzione), il visconte de Villiers che spiegava nella sua ultima opera come flagellarsi con un porro per ottenere più facilmente aiuti dall'Europa... Snaporaz ammirava definitivamente Solženicyn, l'autore dell'Arcipelago Gulag, un'opera monumentale, alla pari dei romanzi di Tolstoj e Dostoevskij, ma che, soprattutto, aveva messo in guardia, nella sua lezione di Harvard del 1978 sul coraggio, contro gli effetti perversi del sistema presumibilmente legale dell'Occidente, corrotto quanto il sistema anomico dell'Unione Sovietica di Brežnev, prefigurazione di ciò che stava per diventare la Russia di Putin.
Santa Russia ! Degna di ammirazione solo per i suoi scrittori e pittori, per i suoi compositori e pianisti, per i suoi scacchisti e registi, da Ejzenštejn a Tarkovskij.
Nostalghia !
Questo era il titolo di uno degli ultimi film di Tarkovskij, ed era anche il sentimento che sopraffece Snaporaz di fronte all'immensità del compito che restava da completare.
Febbraio 2024 - Marzo 2026.
Une journée à Nice.
Ce jour-là, Snaporaz s'était levé tôt, avait pris la voiture, puis l'autoroute pour aller voir son ami Catulle.
Après avoir quitté son village et rejoint la nationale dans le petit matin, il avait contemplé les mimosas sur les pentes de l'Esterel en écoutant les chansons de Jean Ferrat, qui le faisaient toujours pleurer car il avait l'impression d'écouter les plus belles chansons à texte françaises. Pour apaiser l'émotion qui le submergeait, il changeait pour des chansons italiennes, mais c'était la même chose : certaines le touchaient profondément, tandis que d'autres… eh bien, les autres le touchaient aussi. Puis il regarda les collines derrière Cagnes-sur-Mer et se souvint qu'il y avait là un musée qu'il n'avait pas encore visité, celui consacré au peintre Bonnard.
Il n'aimait pas tout chez ce peintre, mais il se souvint d'un tableau qu'il avait longtemps admiré à la Fondation Maeght l'été précédent. Un tableau peint en 1917 et intitulé justement « L'été ». Rayonnant de la lumière du sud de la France, ce tableau représentait une Arcadie du début du XXe siècle, reconstituée à partir des impressions visuelles du peintre. On y voyait des masses de couleurs vibrantes, juxtaposées, créant un paysage sans profondeur, la scène réaliste au premier plan contrastant avec la vision idyllique des nymphes rayonnantes au centre. Deux temporalités, passé et présent, coexistaient, et une sérénité lumineuse émanait de cette œuvre, bien qu'elle ait été créée pendant la Première Guerre mondiale.
Tout ce qu'il aurait aimé voir dans la réalité, qui, hélas, était bien différente.
Arrivé à Nice, il traversa le pont sur le Var, avec les sommets enneigés à l'horizon, pour finalement atteindre la Promenade des Anglais et l'autoroute Mathis, permettant de traverser rapidement la ville d'ouest en est. Il retrouva également sa chère colline de Cimiez, où se dressent deux oasis de tranquillité : le musée Chagall et l'Hôtel de la Paix.
Mais pour commencer cette journée-là, il n'irait pas aussi loin ; Il rendait visite à Catulle, qui habitait à l'ouest de la ville, près du Var et du cimetière de Caucade, dans la partie récente de la ville. Il avait réussi à trouver la sortie « Les Bosquets » sur l'autoroute Pierre Mathis, près de la plage de Carros, pour rejoindre une demeure privée au luxe fané, boulevard Napoléon III, où vivait son ami.
Pendant que celui-ci, averti, se préparait, il l'attendait devant sa maison, observant les bâtiments alentour, admirant la Baie des Anges et un avion en attente d'atterrissage à l'aéroport voisin. Son regard avait été attiré par les fleurs soigneusement entretenues et les herbes aromatiques typiques de Provence qui ornaient le parterre, comme le romarin, le thym et la farigoule…
— « Quelle chance ! » pensa-t-il. « Il peut cuisiner, préparer ses repas et cueillir les herbes dont il a besoin juste devant la maison, si nécessaire. »
Ils devaient se rendre au cimetière, pour fleurir la tombe du père de Catulle, récemment décédé. Sa première surprise fut de constater qu'il ne s'agissait pas du cimetière du Caucade, près de la résidence, mais de la nécropole de la métropole niçoise, située derrière l'immense centre commercial de Lingostière, sur la route de Grenoble. Le centre commercial était laid, mais de l'autre côté du Var se dessinaient de petits villages perchés dans les montagnes, au charme d'antan, que l'on apercevait au loin.
Tandis que Catulle parlait de football et d'un ami iranien, avocat international, sur lequel il n'y avait rien d'intéressant à retenir, même s’il permettait d'évoquer la situation géopolitique au Moyen-Orient, avec les tensions entre Israël, soutenu par les États-Unis, et le régime des mollahs, Snaporaz, comme toujours, était indigné par la laideur du nouveau stade. Alors, pour se calmer et trouver un peu de réconfort, il songea aux stations de ski qu'il devinait au loin, comme Isola 2000 ou Les Menuires, dont il avait tant entendu parler dans sa jeunesse. Cela ne fit que raviver son regret de ne pas avoir pu grandir et vivre à Nice. La nécropole de Nice était également laide, sans rien à voir avec le cimetière du château, ni même avec celui de Caucade : la nécropole était réservée aux pauvres, et les deux cimetières aux riches.
Mais quel calme, loin du tumulte de la ville et de ses fameuses salades politiques !
À la radio, on entendait « Ma patrie » de Smetana, aux harmonies empreintes de mélancolie ; un jeune artiste présentait son opéra, intitulé « L’Ange exterminateur » : et pourquoi pas ? Snaporaz pensait qu’il y avait tant de gens à exterminer pour être pleinement heureux, et il se serait bien vu dans le rôle principal.
Catulle parla de ses soucis, rien de grave, rien que la musique ne puisse leur faire oublier à tous les deux.
Puis ils retournèrent au centre-ville, vers le petit restaurant que Snaporaz voulait faire découvrir à son ami. Dans la voiture, tandis que le soleil d'hiver illuminait le fleuve et la mer, ils parlèrent de Garibaldi, le grand héros niçois, et de la façon dont il avait été trahi par les Niçois, qui avaient voté, près de cent soixante ans plus tôt, pour le rattachement à la France.
« Intégration » ou « annexion » ? L’idéologie est dans le vocabulaire. On ne peut pas prouver qu'il y a eu « annexion » parce qu'il y a eu un référendum « démocratique », et c'est ainsi que ces rusés puissants font ce qu'ils veulent, sous prétexte de démocratie.
Garibaldi avait été floué, comme le roi Victor-Emmanuel II, qui avait perdu la Savoie, que Napoléon III avait exigée en échange de son aide pour l'unification de l'Italie contre les Autrichiens. Et si Garibaldi avait été floué, n'auraient-ils pas pu, eux aussi, être trompés, comme ses deux amis ?
Par qui ? Par quoi ?
Par la société du spectacle et le consumérisme effréné, qui faisaient croire aux gens ordinaires, anonymes – les anonymes ordinaires – que leur bonheur dépendait de l'acquisition et de la possession de biens matériels.
Cependant, il y avait le Var, dans sa magnifique vallée, qui servait de frontière avant l'annexion : qu'il devait être beau ! Qu'il l'a toujours été !
Il y avait tant de beauté dans cette Baie des Anges, fréquentée au début du XXe siècle par les aristocrates russes et anglais.
Pendant que Catulle consultait ses messages sur son téléphone, Snaporaz avait emprunté l'autoroute Mathis, qui surplombait la ville, et était sorti sur la colline de Cimiez. Comme ils étaient en avance pour le restaurant, avant de se garer près du musée Chagall, il avait décidé de monter à pied jusqu'au sommet de la colline, jouant le rôle de « cicerone » pour son ami : là se trouvaient les vestiges archéologiques du site gallo-romain, le musée Matisse – fermé pour rénovation –, et l'hôtel Regina Palace où, comme le rappelle une statue devant l'établissement, avaient séjourné la reine Victoria à la fin du XIXe siècle et le peintre Matisse dans ses dernières années au milieu du XXe siècle. Il avait également fait un pèlerinage à Rimiez et à la clinique où il était né.
Puis ils retournèrent garer la voiture près du musée Chagall. Et Snaporaz poursuivit ses explications :
— Si Nice était restée italienne, je serais italien et non français ; et si ma mère était restée à Nice au lieu d'aller à Paris chercher du travail, j'aurais eu une enfance et une jeunesse merveilleuses à Nice. Et peut-être aurais-je même pu vivre à Nice toute ma vie, étudier au lycée Masséna, aller au bord de la mer à ma guise, faire des pèlerinages sur les lieux où avaient vécu mes artistes préférés : la tour Bellanda où Berlioz avait composé son Roi Lear ; le petit village d’Èze, où Nietzsche aimait flâner avant de partir pour Turin à la fin du XIXe siècle ; ou encore l’hôtel, à la même époque, où Tchekhov avait séjourné, dans la pension russe de la rue Gounod, où il avait achevé l’écriture de sa pièce, chef-d’œuvre de la littérature mondiale, Les Trois Sœurs, en 1900. Pendant ce temps, ma mère aurait travaillé à Sophia Antipolis, dans la « Silicon Valley » de la Côte d’Azur, après avoir obtenu, trois quarts de siècle plus tard, un diplôme d’ingénieure en informatique ; et mon père serait resté au ministère de l’Équipement, ou aurait trouvé un emploi à la banque dont la salle des coffres, quelques années plus tard, devait servir de décor aux exploits d’Albert Spaggiari…
Ce fut au tour de Catulle d'écouter d'une voix distraite ; Snaporaz avait l'habitude de laisser libre cours à son imagination, et son ami commençait à s'y habituer. Mais il ne put s'empêcher d'intervenir :
— « Je ne connais pas bien ta mère, c'est vrai, mais j'imagine mal ton père travailler dans une banque qui se serait laissée braquer comme celle de Meso Verde dans le film Il était une fois la révolution (Giù la testa / Duck you, sucker !) de Sergio Leone. Soit il aurait rédigé un rapport accablant sur les failles de sécurité, ce qui aurait entraîné des mesures plus strictes pour protéger les biens des clients, soit il aurait creusé lui-même le tunnel jusqu'à la chambre forte et se serait enfui en Italie avec le butin ainsi amassé. Ton père ne fait jamais les choses à moitié, contrairement à toi qui, j’ai le regret de te le dire, regarde un peu trop de films. »
Snaporaz ne réagit pas et poursuivit son récit :
— « … Et je serais devenu écrivain régionaliste, spécialiste du patrimoine architectural du Comté de Nice, des églises et cathédrales comme la cathédrale Sainte-Réparate ou la cathédrale Saint-Nicolas-de-Nice, voire des chefs-d’œuvre de la route du baroque celto-ligure dans la vallée de la Roya et l’arrière-pays niçois.
J’aurais fait la sieste après le déjeuner, composé de la traditionnelle socca, d’une pissaladière ou d’un pan bagnat, entre midi et quatorze heures, sur la colline du château. Ce lieu évoque des souvenirs du film Sans mobile apparent de Philippe Labro, avec Jean-Louis Trintignant, et offre une vue imprenable sur la Baie des Anges. Même depuis le port, d’où partent les paquebots pour la Corse – ce qui me rappelle nos voyages quand j’étais enfant –, le panorama est à couper le souffle… »
Ils descendirent à pied l'avenue Cimiez, puis l'avenue Carabacel, en parlant de la propreté des villes et de ce classement qui place Rome, Palerme et Marseille parmi les trois villes les plus sales d'Europe.
Snaporaz connaissait quelqu'un qui avait dormi sur la plage à Palerme ; un autre qui avait été invité par une princesse au palais où avaient été tournées certaines scènes du film Le Guépard en 1962. Il ne les enviait pas, car lui, il avait dormi au Grand Hôtel et des Palmes à Palerme et avait visité le palais Kelsa et le palais des Normands, sachant à quel point la capitale sicilienne fut une ville cosmopolite, mélange de diverses influences culturelles.
Ils étaient en avance pour le restaurant ; il n'était pas encore treize heures, alors ils avaient flâné le long du Cours Saleya et sur la place devant le palais de justice, puis à la cave Capridoglio, où l'on vendait du Bellet, ainsi que de grands Bordeaux comme le Margaux et de grands Bourgognes comme le Vosne-Romanée.
Ensuite, ils se rendirent au restaurant, parce qu’il était l’heure, la Merenda. Snaporaz et Catulle avaient commandé la spécialité, les « pâtes vertes », au pesto. Snaporaz n'avait pu s'empêcher d'en prendre deux fois, alors qu'il y avait tant d'autres mets délicieux, comme par exemple les tripes à la niçoise ou les ravioli à la daube. Et ils avaient parlé de football, de ces joueurs restés fidèles à un club, Totti à la Roma, les frères Baresi, l'un à l'AC Milan, la troisième équipe de Milan, l'autre à l'Inter. Eux aussi étaient restés fidèles à leurs couleurs, et leur mérite n'en était que plus grand car ils l'avaient fait malgré les défaites et les humiliations, cela ne leur rapportait rien, ils l'avaient fait pour la beauté du geste, contrairement à ceux qui ne pouvaient agir que dans la perspective d'un gain matériel.
C'est pourquoi l'on peut dire que la beauté n’a pas de prix, même s’il n’est pas quantifiable : elle n’est pas non plus gratuite, car elle nous aide à vivre, surtout quand on ne croit plus en rien, sa valeur est donc inestimable.
Dans ce restaurant, le père de Snaporaz y allait déjà dans les années 1970, quand il commençait sa carrière professionnelle, tandis que Spaggiari entrait dans la salle des coffres et dans la légende, sans armes ni violence, juste pour le plaisir de faire la nique aux politiciens et aux bourgeois, juste pour le plaisir d'être une sorte de héros romantique des temps modernes, ce pour quoi Snaporaz ne pouvait s'empêcher de l'admirer.
Après le déjeuner, pensant qu'un peu de culture ne leur ferait pas de mal, et pour répondre à un intellectuel de village, se faisant passer pour un ami, qui l’avait traité d'antisémite pour le provoquer, Snaporaz suggéra à Catulle d’aller visiter le musée du Message Biblique, consacré au peintre Marc Chagall. Après avoir traversé la Promenade du Paillon, qui couvre le fleuve côtier, ils remontèrent l'avenue Jean Médecin, comme autrefois les supporters de l’OGC Nice qui, eux, continuaient vers le stade par les avenues Malausséna et Borriglione.
À l'entrée du musée, Snaporaz réalisa qu'il avait encore son couteau suisse dans sa poche, même s'il n'en avait pas besoin et que, de toute évidence, cela l'empêcherait de passer la sécurité ; il le laissa donc à l'accueil. Il aurait pu le laisser dans la voiture pour éviter tout malentendu, mais c'était une conséquence de sa maladresse incurable et atavique – il n’en faisait jamais d’autres – et il se jura, un peu tard, qu’on ne l’y reprendrait plus.
L'exposition s'ouvrait avec les nouvelles acquisitions du musée, quatre tableaux peints par Marc Chagall :
- Le cavalier mexicain en rouge et son cheval violet, 1943 ;
- La Descente de croix sur fond bleu, vers 1950 ;
- Le Violoneux, 1957 ;
- la maquette de la mosaïque destinée au musée de Nice, intitulée Le Chariot d'Elie, 1970 ;
Le reste du musée était consacré aux collections permanentes, exposant des œuvres qui jalonnaient toute la vie et la "carrière" d'artiste de Marc Chagall.
Il y avait toute une salle dédiée aux cinq tableaux illustrant Le Cantique des cantiques, cinq tableaux qui avaient demandé plus d'une décennie de travail au peintre, de 1957 à 1968.
Venaient ensuite :
- La Création de l'homme, 1956-1958;
- La Rose bleue, 1964;
- Moïse recevant les Tables de la loi, 1960-1966;
- L'Arche de Noé, 1961-1966;
- Le Paradis, 1961;
- Adam et Eve chassés du paradis, 1961;
- La lutte de Jacob et de l'Ange, 1960-1966;
- Le Frappement du rocher, 1960-1966;
- Moïse devant le Buisson ardent, 1960-1966;
- Abraham et les trois anges, 1960-1966;
- Le Sacrifice d'Isaac, 1960-1966;
et encore :
- Le Roi David, 1951;
- La traversée de la mer Rouge, 1955;
- Moïse, 1960;
- Le cheval roux, 1967;
- La Tour de David, 1968-1971;
- La descente de croix, 1968-1976;
- Burlesque au cirque, 1985;
La vie de Marc Chagall, telle que résumée à l'entrée de l'exposition, avait été riche et diverse (« Bien plus que la mienne », pensa Snaporaz, « mais à qui la faute ? Certes, mes parents et leurs amis ne m'ont pas aidé ; mais eux-mêmes ont eu une vie ennuyeuse et dépourvue de panache, et cela leur convenait parfaitement ainsi – petits bourgeois, prolétaires embourgeoisés… mais j’aurai peut-être pu faire mieux »)
Dans l'auditorium, élégamment décoré de vitraux, et en particulier de celui intitulé La Rose bleue, un des plus beaux et des plus élégants, il pensa :
« Je suis toujours pris du syndrome de Stendhal lorsque je visite un musée, ici à Nice, devant les vitraux de l'auditorium du musée Chagall, mais aussi dans d'autres. » Et il ajouta, avec une pointe de regret :
« Je n’ai pas pu visiter le musée des Offices, même si j’étais heureux à Florence ; je me souviens avoir visité les principaux musées de Rome, à l’exception des musées du Vatican, avec les chambres de Raphaël ; j’ai préféré dormir : quel idiot ! Enfin, au moins j’ai évité la foule et les files d’attente, et j’ai peut-être eu droit au meilleur : déjeuners et dîners dans les trattorie et les osterie – pas la Cène du Christ, évidemment, mais même pour voir celle de Léonard de Vinci à Santa Maria delle Grazie à Milan, il faut réserver en ligne ; c’est une honte ! Vraiment ! Existe-t-il une vie en dehors d’internet ? – J’ai pu voir des films sur Rome et des films de la grande époque, quand le cinéma italien dominait le monde ; même ceux sur Florence, comme Amici miei de Mario Monicelli, et cette histoire de cinq quinquagénaires qui partent faire des « zinagarate », « à la manière des gitans » quand leur vie leur semble vide, ennuyeuse et trop conformiste, prévisible.
J’ai aussi visité le Louvre, à de nombreuses reprises, et les principaux musées parisiens ; À Saint-Pétersbourg (« Piter », comme disent les Russes), j'ai visité l'Ermitage, mais pas le Musée russe. À Moscou, j'ai fait mieux : je n'ai pas pris de raccourcis, je n'ai pas fait d'impasses. J'ai consciencieusement visité les principaux musées de la ville, la galerie Tretiakov, consacrée à la peinture jusqu'au XIXe siècle, et la galerie Tretiakov Krimsky Val, dédiée à l'avant-garde russe du XXe siècle, ainsi que le musée d'art européen et américain, que les Russes appellent le musée Pouchkine. Mais si j’ai fait des impasses dans d'autres villes, sans remords ni regrets, ce n'était pas seulement parce que je me souvenais de visites de mon enfance qui m'ennuyaient terriblement, mais aussi parce que la vie n'est pas un musée. À Londres, même chose : je n'ai visité ni la Tate Modern, ni la National Gallery. Il me semblait que la vie n'était pas dans les musées. La vie n'est pas un fleuve tranquille, mais je voulais croire qu'elle se trouvait dehors, dans les rues, sur les places, et pourtant ce n'était pas le cas. La vraie vie… La vie, à Londres, était déjà passée : hormis le Londres des « Swinging Sixties », comme on peut le voir dans certains films, la vie en Grande-Bretagne est aussi ennuyeuse qu'un dimanche anglais, ou qu'un match de cricket ; non mais comment s'intéresser à un sport comme le cricket ? Il faut être anglais ou indien, c'est-à-dire un peu dérangé ; car si le football m’ennuie au plus haut point, « al di sopra » de toute mesure, pour reprendre le titre d'un film que j'ai beaucoup aimé, la vie peut-elle être à ce point dépourvue de tout intérêt qu’on se passionne pour le cricket ? Et si j'avais vécu mon syndrome de Stendhal, non pas dans un musée, mais devant tous les films, surtout les films italiens, mais pas seulement (n'oublions pas les grands chefs-d'œuvre des grands réalisateurs non italiens du XXe siècle) ? C'est-à-dire, dans une cinémathèque ? Ma cinémathèque personnelle, comme un musée imaginaire ? Non, cela ne va pas : dans mon Panthéon personnel, il n'y a pas que des films, il y a aussi des livres, des tableaux et de la musique, et pas seulement de la musique de film… »
En sortant, il remarqua dans le jardin du musée un olivier qui paraissait très vieux, certainement antérieur au Grand Froid de 1956. Bien sûr, personne à l'intérieur du musée ne put lui en dire plus ; tous ces bureaucrates obtus ne se souciaient que d'exécuter les ordres de leurs supérieurs lorsqu'ils n'étaient pas occupés à préparer leur prochaine grève de cerveau. C'était un bel arbre, grand et très ancien, au tronc noueux et tortueux.
Il le photographia, comme les tableaux du musée, car il le trouvait beau. Il n'était pas trop tard dans l'après-midi, alors il proposa à son ami d'aller voir la cathédrale russe Saint-Nicolas à Nice, qui faisait l'objet de controverses depuis que la Russie de Poutine avait réussi à en conserver le contrôle. Ils reprirent la voiture pour traverser les quartiers de Nice qu'il connaissait si peu, et rue Flaminius Raiberti, il aperçut la Gare du Sud, reconstruite et dont la façade avait été restaurée, sans doute au titre des monuments historiques. Bien qu'il ait été question un temps d'en faire le point de départ du « Train des Pignes », censé relier Nice à Digne, l'endroit était devenu un cinéma, un multiplexe destiné à projeter des films commerciaux sans intérêt.
Après le boulevard Gambetta, ils passèrent sous le lycée du Parc Impérial, puis longèrent l'avenue Paul Arène, près du Tennis Club de Nice. Catulle, fin connaisseur du monde sportif, lui rappela que Noah et Leconte s'y étaient entraînés dans les années 1980. Snaporaz se souvenait de ces deux athlètes comme de deux pleurnichards professionnels, mais l'un d'eux était un homme de couleur qui avait offert un titre à la France, bien avant Zidane, et qui, de ce fait, bénéficiait de la bienveillance de la bourgeoisie et des élites dirigeantes du pays, tout en étant idolâtré par le prolétariat.
Ils trouvèrent enfin la cathédrale Saint-Nicolas à Nice, et Snaporaz gara la voiture. Ils allèrent visiter la cathédrale, dont certaines parties étaient payantes – il n'y avait pas de petit profit, et la Russie de Poutine n'était pas moins mesquine que la France de Micron – ils avaient pu admirer les icônes, magnifiques même si elles n'étaient pas d'Andreï Roublev ou de Théophane le Grec, et dans le jardin, il avait aperçu deux lapins gambadant joyeusement. Ils étaient si mignons que Snaporaz les aurait volontiers dégustés en ragoût, mais il les avait laissés tranquilles car il savait que c'était le lièvre qui est délicieux en civet.
Ils reprirent la voiture pour rejoindre l'appartement de Catulle, qui devait prendre un avion pour Paris en fin de journée.
Là, ils parlèrent de football, du Cagliari en 1970 et de Gigi Riva, le champion italien, qui avait facilement éliminé Saint-Étienne la saison suivante en Coupe d'Europe (c'était l'époque où les équipes italiennes battaient facilement les équipes françaises ; les choses avaient bien changé depuis). Ils parlèrent d'Andreas Brehme, pilier de leur chère Inter, même s'il n'était pas un artiste, mais plutôt un marathonien et joueur de devoir. Au fond de lui-même, Snaporaz préférait les artistes néerlandais aux bourreaux de travail allemands, Johan Cruijff à Berti Vogts, Frank Rijkaard, Marco van Basten et Ruud Gullit à Matthäus, Klinsmann et Rudi Völler ; il trouvait dommage que ce soit le Milan AC de Berlusconi qui ait recruté des artistes néerlandais… Mais il y avait quelque chose de plus grave : à l'occasion du décès de Brehme, il avait découvert sur internet une plaisanterie de mauvais goût, une « fake news », annonçant la mort de Zanetti, un ancien footballeur devenu dirigeant de l'Inter. Catulle était très philosophe sur ce point, qui semblait à Snaporaz un exemple de plus des dangers d'Internet en général, et de YouTube en particulier, que seule la crédulité pouvait amener à considérer comme un média fiable – une crédulité dénoncée par Vladimir Jankelevitch, et à laquelle Snaporaz n'échappait pas : Jankelevitch avait été un grand maître, et il est dommage que Snaporaz ne lui ait pas été fidèle, tandis que Catulle s'employait à couper l'eau et à éteindre les radiateurs.
Catulle avait envoyé à Snaporaz une photo de Nicola Berti, lui demandant s'il le reconnaissait, et Snaporaz avait eu du mal à le reconnaître ; Il se souvenait du match Bayern-Inter de novembre 1989. Dans sa jeunesse, il avait regardé la rencontre à la télévision, très tard dans la nuit. Il avait environ 15 ans et cette course « fantastique » et solitaire de Nicola Berti pour marquer le deuxième but dans le stade enneigé de Munich avait été pour lui un moment grandiose : c'était tout ce qu'il aurait voulu être et qu'il n'avait pas pu devenir, en raison de sa faiblesse de caractère et aussi de ses lacunes physiques, un grand numéro 8 portant haut et fièrement les couleurs de l'Inter ou de Nice, les aidant à remporter des trophées – et cela aurait été sa part de gloire.
Nicola Berti s'était fait un nom, allant jusqu'à porter le maillot de l'équipe nationale italienne, jusqu'à la finale de la Coupe du monde 1994, perdue aux tirs au but face à une équipe brésilienne médiocre.Il était devenu un homme ordinaire, essayant de profiter de la vie, sa fortune faite, fumant et souriant comme un idiot – il faut noter que tous les footballeurs ne réussissent pas à gérer leur argent convenablement : certains s'endettent et vont se plaindre à la télévision auprès de journalistes « bienveillants » ; d'autres sombrent dans l'alcool et deviennent des alcooliques navrants, protégés par leurs agents, un triste exemple de la misère de la condition humaine.
Puis, ayant du temps libre, Snaporaz et Catulle allèrent se promener au bord de la mer, après avoir réussi à garer la voiture.
Ils marchèrent et discutèrent. Sur le ton de la plaisanterie, Snaporaz suggéra à Catulle de prendre un congé maladie, avec l'intention de rester quelques jours de plus à Nice. Mais Catulle n'en avait pas envie : il aimait beaucoup parler de courage, mais il n'avait pas celui de quitter le travail dont il se plaignait tant. Il préférait jouer les soldats fanfarons, mais il se dégonflait face à la menace de perdre son emploi : c'était un conformiste bon teint.
Snaporaz éprouvait une indulgence coupable pour son ami, alors ils firent demi-tour et se rendirent à l'aéroport de Nice.
Le temps du « dépose-minute » était limité à cinq minutes, il eut donc à peine le temps de dire au revoir à son ami et de lui conseiller d'emmener sa compagne à l'opéra.
Après avoir quitté l'aéroport, il eut son habituel moment de cafard, les larmes aux yeux. Mais pourquoi ?
Parce qu'il se souvenait d'être passé par cet aéroport de Nice seul, avec sa petite sœur, quand il était adolescent, quand ses parents lui faisaient confiance. Pourquoi seul ? Parce que ses parents travaillaient et qu'il avait la responsabilité d'emmener sa petite sœur en vacances chez ses grands-parents.
Plus tard, quand il discuta avec sa mère, elle lui expliqua qu'Air France avait perdu sa valise et que l'ami belge qui accompagnait son grand-père à l'aéroport avait provoqué un scandale, si bien que la compagnie aérienne avait livré la valise en taxi, de nuit.
Avant son départ, sa mère avait également provoqué un scandale à propos d'un autre problème, et la compagnie aérienne avait donc offert un repas au restaurant. Or, sa mère avait choisi un excellent restaurant, ce qui avait engendré des frais pour la compagnie. C'était une autre époque. Aujourd'hui, les compagnies aériennes facturent des prix exorbitants pour les bagages enregistrés, dans une course effrénée à la réduction des coûts, dont la première victime est le client.
LES « COST KILLERS » DU CAPITALISME SONT TOUT AUSSI TOXIQUES ET NUISIBLES AU VIVRE-ENSEMBLE ET À LA COHÉSION SOCIALE QUE LES FONCTIONNAIRES D’UNE ADMINISTRATION PLÉTHORIQUE, PAYÉS À NE RIEN FOUTRE, À CRACHER EN L’AIR POUR DIRE QU’IL PLEUT ET À SE METTRE LES DOIGTS DANS LE NEZ, EN PRENANT DES CONGÉS MALADIE QUAND CELA LEUR CHANTE.
Snaporaz se rendit ensuite à l'Hôtel de la Paix, sur la colline de Cimiez, et fut chaleureusement accueilli : normal, vu le prix payé. Il demanda s'il pouvait trouver une chaîne musicale à la télévision et on lui répondit qu’il n’y avait pas de problème. Mais lorsqu'il alluma le téléviseur, il comprit que si : il y avait 4 000 chaînes, beaucoup de bêtises et de conneries abêtissantes, qui abaissent l’homme, quoi qu’en dise Blaise Pascal, mais aucune chaîne musicale. Un autre grand moment de solitude face à la complexité de la technologie.
Après avoir pris une douche, il décida de sortir chercher un restaurant dans le centre historique. N'en trouvant aucun à son goût, il retourna à l'hôtel, parmi les gens et les familles qui quittaient les attractions du carnaval. Snaporaz voulait arriver avant la fermeture du bar de l'hôtel ; il eut à peine le temps de jeter un coup d’œil à la Tête carrée de Sosno et le chantier de démolition de l'Acropolis pour l'extension de la promenade du Paillon.
Il commença à gravir la colline de Cimiez, comme il l'avait fait tant de fois, pensant à Bernard-Marie Koltès et à ses pièces de théâtre qui avaient enchanté sa jeunesse, car celles-ci, à l’image de leur créateur, témoignaient d’une grande colère contre l'esprit petit-bourgeois et provincial, auteur, entre autres, de :
- La nuit juste avant les forêts (1977)
- Combat de nègres et de chiens (1979)
- Quai Ouest (1985)
- Dans la solitude des champs de coton (1985)
- Le retour au désert (1988).
Dans la plupart de ses œuvres dramatiques, les relations humaines sont parfois envisagées sous un angle ethnologique : les hommes se rencontrent comme chiens et chats, pour des raisons territoriales, voire économiques, le contrat servant de métaphore aux relations entre individus et constituant le moteur de la rencontre.
Snaporaz était particulièrement reconnaissant envers cet auteur, d’avoir, comme Le Clézio dans son Procès-Verbal de 1963, décrit la complexité des relations humaines en prônant la fuite loin des villes.
Puis il arriva à l’hôtel. Le bar n’était pas encore fermé ; le barman s’apprêtait à le fermer tout en dressant les tables pour le petit-déjeuner du lendemain.
Il demanda à Snaporaz s’il désirait quelque chose et lui suggéra un toast accompagné d’un verre de vin. Snaporaz accepta et alla s’installer sur la terrasse, sous un magnifique pin maritime. Je sortis la mousse de foie de canard que son ami lui avait offerte et me préparai des sandwichs avec le pain grillé apporté par le serveur.
Une cigarette et un verre de vin à la main, il vécut un moment divin, un petit instant épicurien. Il était comme un enfant, heureux : que pouvait-il demander de plus ? Il ne faut pas grand-chose pour être heureux : un peu de luxe, de calme et de volupté.
Puis il alla se coucher.
Le lendemain, en descendant prendre son petit-déjeuner, il découvrit un buffet bien garni, une version plus modeste de celui qu'il avait découvert à l'hôtel Métropol de Moscou.
Le réceptionniste lui donna quelques conseils, et Snaporaz goûta à tout. Il était, comme toujours, affamé. Deux touristes allemands, deux jeunes filles et un cadre moyen avec son ordinateur étaient attablés dans la salle à manger ; il sortit fumer une cigarette sur la terrasse et contempla la petite piscine de l'hôtel. Des ouvriers s'activaient sur le chantier d'en face. C'était un de ces matins paisibles, bercés par des bruits familiers, bien loin du vacarme incessant des chantiers en centre-ville, à Paris comme à Nice.
Il décida d'aller se promener sur la butte du château, l'un des plus beaux jardins publics de Nice, avec le monastère franciscain sur la colline de Cimiez, à côté du musée Matisse : Snaporaz avait toujours adoré les panoramas sur la ville. Les panoramas valaient le détour : il fallait gravir la colline, cela demandait un effort, mais l'effort en valait la peine. Snaporaz se souvenait, par exemple, de la pénibilité de l'ascension pour aller voir l'exposition Hockney au musée Matisse en septembre 2022 ; lors de ses visites à Nice en solitaire, il préférait la voiture : la vue depuis le monastère franciscain sur la vallée de Bon Rencontre et la route de Turin est superbe, tout comme celle depuis le col du Braus sur les montagnes environnantes, peu avant l’aube, quand le soleil ne s’est pas encore levé.
Il se souvenait aussi de la vue depuis la montagne surplombant le col de Tende sur la vallée de Cuneo et Borgo San Dalmazzo ; depuis la tour de la Garisenda sur Bologne, etc.
La colline du château était un endroit paisible, où les gens venaient se détendre en famille ; d'un côté se trouvait le port Lympia, de l'autre, la vue s'étendait jusqu'à l'aéroport, en embrassant la Baie des Anges, en face de la Promenade et du Negresco. Il descendit ensuite, vit la tour Bellanda, où vécut Berlioz, passa sous les Ponchettes, atteignit le cours Saleya, où l'on peut déguster la socca, passa devant le Palais de Justice, près de la rue où se trouve la plaque commémorative de Niccolò Paganini et où, il me semble que se situe l'appartement où habita Bonaparte avant son départ pour la campagne d'Italie, en 1797.
Il traversa ensuite la promenade du Paillon, et rejoignit l'avenue Jean Médecin pour retourner à l'hôtel chercher sa valise, qu’il avait bouclée avant de partir en promenade et laissée à la réception de l'hôtel.
Le réceptionniste était d'humeur bavarde et souhaitait discuter : il confia à Snaporaz que ses ancêtres étaient originaires d'Alicante et qu'il avait fait des études de théologie. Il lui parla de Maïmonide, l'auteur du Guide des Égarés, et de saint Thomas d'Aquin, l'auteur de la Somme contre les Gentils. Il voulait dire que le Moyen Âge n'était pas une époque d'obscurantisme et que des érudits commentaient la philosophie d'Aristote.
Snaporaz répliqua qu'il n'y avait pas que Aristote, et sans parler de Kepler, de Copernic, ou de Galilée, qui avaient remis en cause la physique d'Aristote, il y avait aussi Platon, thuriféraire de Socrate, et le néoplatonisme – par exemple, Plotin lecteur de Platon.
Le réceptionniste acquiesça. Il se qualifia de « platonicien », ce qui fit rire intérieurement Snaporaz, même s'il le cacha soigneusement, par courtoisie. L'autre ajouta : « Nous autres, gens de culture, vivons à une époque de stupidité généralisée. » cette phrase prétentieuse, prononcée avec emphase et sans ironie, obligea Snaporaz à se demander qui était cultivé et qui ne l'était pas, en cette ère de stupidité généralisée. Il ne pouvait s'empêcher d'être très sceptique, à l’égard de ses contemporains et de lui-même.
Il poussa un soupir qui pouvait être de soulagement, comme d’ennui ou d’exaspération. Il était fatigué et ne voulait pas aller en Italie pour acheter des cigarettes, tant ce pays méritait : ses villes d’art, ses paysages comme les plages de Toscane ou d’Emilie-Romagne, autour de Rimini, sur lesquelles déambulait les Vitelloni de Fellini pendant la saison froide, saison qui se prêtait mieux aux sports divers dans les stations de Cortina d’Ampezzo ou de Sestrières, sans parler des promenades qu’il y avait à faire dans les régions qu’il ne connaissait pas encore, du côté d’Udine et du Frioul, voire à Trieste, la ville cosmopolite par excellence, où vécurent Italo Svevo et James Joyce, deux écrivains qu’il admirait plus que tous les autres. Il décida donc de rentrer, profitant de l'après-midi pendant laquelle la circulation, dans la vielle et sur l’autoroute était fluide.
Il arriva chez lui tard dans la nuit, et retrouva avec plaisir la maison qui l’attendait, avec du bois dans le poêle et les meubles familiers, quoique surannés.
Le lendemain, il retrouva « l'homme qui plantait des arbres », certainement moins complet et moins marquant que le personnage de Jean Giono, bien qu’il fût assez distrayant dans son genre : il plantait des arbres mais quand il se livrait à des travaux d’écobuage, il pouvait mettre le feu à un poteau électrique sans que personne, ni à la préfecture, ni à la mairie, ni au village, ni même chez EDF, ne lui dise rien. Etrange. Les propriétaires terriens, ces féroces gens de bien légèrement analphabètes sur les bords et très illettrés au milieu, bénéficiaient-ils d’une immunité « diplomatique » insoupçonnée ?
Il retrouva aussi Gogueligo qui coupait du bois au merlin et à la tronçonneuse, et qui l’interrogea sur les livres ; la littérature, avec Camus (Albert, pas Renaud le théoricien du grand remplacement), le vicomte de Villiers qui expliquait dans on dernier opus comment se flageller avec un poireau pour mieux obtenir des aides de l’Europe… Snaporaz en tenait définitivement pour Soljenitsyne, l’auteur de L’Archipel du Goulag, une somme monstre, à l’image des romans de Tolstoï et de Dostoïevski, mais qui avait surtout mis en garde, dans sa conférence sur le courage prononcée à Harvard en 1978, contre les effets pervers du système soi-disant légal de l’Occident, tout aussi corrompu que le système anomique à force d’être arbitraire de l’Union soviétique brejnevienne, préfiguration de ce qu’allait devenir la Russie poutinienne.
La Sainte Russie ! Qui ne valait que pour ses écrivains et ses peintres, ses compositeurs et ses pianistes, ses joueurs d’échecs et ses cinéastes, d’Eisenstein à Tarkovski.
Nostalghia !
C'était le titre d'un des derniers films de Tarkovski, et c'était aussi le sentiment qui envahissait Snaporaz devant l'immensité de la tâche qui restait à accomplir.
Février 2024 - mars 2026
